Come poteva mancare un articolo sulla comfort zone in YouRestaurantCoach? Un paradigma davvero tanto inflazionato da tutti i guru negli ultimi dieci anni !

Tema ispirato dall’ultimo corso di formazione tenutosi nei giorni scorsi, ad un certo punto durante lo scorrere delle slides poteva mai mancare una menzione alla comfort zone ? Direi proprio di no; così ci siamo ritrovati difronte al famoso paradigma che spiega il costrutto legato alla crescita personale più o meno come lo aveva spiegato il buon White.

In fin dei conti volendo utilizzare la definizione “ufficiale” possiamo definire la comfort zone come uno stato psicologico in cui tutto può sembrare familiare, una zona in cui la persona si sente a suo agio con l’ambiente esterno e sperimenta bassi livelli di ansia e di stress. E’ la zona in cui le prestazioni / comportamenti diventano costanti.

Dunque perché uscire dalla comfort zone ? quali sono i vantaggi in termini di crescita per chi prova ad uscirne ?

Uscire dalla comfort zone significa innalzare di qualche punto il livello di ansia e stress in maniera sana e costruttiva, tanto da stimolare un dinamismo mentale funzionale al nuovo apprendimento e alla crescita personale nell’affrontare nuove sfide!

Fino a qui nulla da eccepire, ne ero pienamente convito anche io… via! usciamo da questa maledetta comfort zone! il mantra da ripetere ad ogni incontro formativo! ma negli ultimi mesi ho dovuto rivedere la mia posizione. 

Affrontando lunghi periodi a casa avendo avuto l’occasione di studiare parecchio in ambito psicologico, mi sono imbattuto in teoremi che effettivamente potrebbero non avallare in toto il principio secondo il quale la vita  comincia fuori dalla comfort zone.

Ho fatto un viaggio introspettivo prendendo in esempio la mia vita, a diciotto anni compiuti ero già un bel pezzo fuori dalla mia comfort zone, premesso che a quell’età io ne abbia avuta davvero una ero un vero e treno in corsa, alla costante ricerca di nuovi stimoli!

A venticinque anni avevo già un network da paura (pensiamo che i social ai tempi non esistevano ancora) il lunedì ero a cena con Giulio Andreotti al Lions San Babila di Milano in giacca e cravatta e il sabato ero in camper sul Gargano con una chitarra, birre con l’amico Vinicio Capossela che si cimentava divertito alla guida.

Diciamo che avevo preso alla lettera il concetto di andare sempre oltre i miei limiti, in termini sociali, culturali e anche nel business; in realtà non avevo grandi disponibilità economiche ma a trent’anni avevo già fatto una quindicina di lavori diversi (compreso il cartomante telefonico 899), costruito aziende con decine di risorse da gestire in giro per l’Italia, una cabriolet, una Harley Davidson fiammante comprata nuova a vent’anni, una barca da 18 metri, di proprietà ormeggiata a Viareggio ed anche un vero e proprio treno a due vagoni concessomi in comodato d’uso per qualche anno.

Posso ben affermare con prove alla mano di non aver mai pensato di avere una comfort zone, andavo forte, ma gli altri tutto il resto del mondo che mi circondava andava parecchi passi più lento di me.

Quando parlo di questo mi riferisco al fatto che vivere a questa maniera aveva prodotto tanta bella roba ma aveva rovinato del tutto le mie relazioni amorose ad esempio, donne che passavano nella mia vita affascinate dal vortice, ma che poi scappavano via non appena si accorgevano che il vortice ti tirava dentro.

La costante ricerca del nuovo mi aveva portato ad un problema patologico, davvero difficile apprezzare ciò che hai in condizioni simili! davvero difficile avere qualcuno accanto (quando sei sempre un vulcano di idee offuschi di conseguenza chi hai intorno), davvero difficile se sei sempre in corsa parare i colpi fisiologici che arrivano dalla vita e trasformarli in grandi insegnamenti!

FERMATI… FERMATI ORA !

Quindi? Vale sempre la pena uscire dalla comfort zone ?… Assolutamente NO!

Oggi posso affermare con certezza che la comfort zone è molto importante per ogni individuo, bisogna sapersela costruire, saperla arredare e coltivare. La comfort zone è fondamentale come luogo psichico dove decantare idee, riposarsi, ristorarsi e dove metabolizzare il vissuto; un posto sicuro dove approdare per coccolarsi e per rinfrancarsi, è un luogo di certezze necessario al benessere personale!

La vita non va sempre a 200 all’ora, ogni tanto si ha necessità di fermarsi e viversi la propria comfort zone!

In conclusione, la comfort zone va vista come luogo dinamico ed in continua metamorfosi, non va interpretata nelle sue accezioni negative ma deve essere vista come un obiettivo, più che punto di partenza; ovvero bisogna impegnarsi ad allargarla, appunto arredarla e renderla sempre più adatta alle esperienze vissute, tutti abbiamo bisogno di una comfort zone ed anche le persone a noi care hanno bisogno di accorgersi che ne abbiamo una.

Se corriamo troppo rischiamo di prendere dei grandi inciampi e non avere delle fondamenta solide, quando si prendono le grosse cadute fisiologiche della vita è fondamentale avere un “posto” non fisico dove ripararsi, dove riflettere e dove bere acqua fresca per ripartire!

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