Chiudono i ristoranti, ma è davvero colpa del Covid-19?

Sale la polemica dei ristoratori, i decreti sono stati emanati con annessi regolamenti regionali, molti del settore ristorazione si sono adeguati e con un po’ di pazienza e qualche ferita sono ripartiti.

Per molti altri non ci sarà ripartenza, la macchina burocratica ha ritardato gli aiuti, il lucro cessante e tutta una serie di conseguenze hanno inesorabilmente strozzato tanti imprenditori che allo stato attuale non hanno acceso le luci dei loro locali. Il mondo del fuori casa, secondo i dati fipe, in Italia negli ultimi anni ha avuto un trend nettamente positivo a dispetto dei consumi in casa che hanno subito, invece, flessioni in negativo.

Ma chi ha contribuito alla crescita del settore negli scorsi anni?

Facendo un indagine più approfondita quali sono le caratteristiche di un imprenditore di successo nel mondo della ristorazione e settori affini?

Questa premessa trova la sua ratio nel fatto che è vero si che il segmento è stato in crescita (almeno fino a prima della pandemia), ma è altrettanto vero che ci sono state molte meteore nel fuori casa, ovvero non sono mancate certo le cessate attività anche prima che il covid19 ci mettesse il suo!

La domanda che mi sono posto più volte nella mia esperienza in prima linea da imprenditore dopo aver avviato e gestito davvero tante attività è stata: ma ne vale davvero la pena? Quante volte ci affezioniamo alle nostre attività anche se magari ci fruttano poco o a volte anche nulla per molti mesi dell’anno?

Un errore imperdonabile è proprio quello di affezionarsi al proprio locale, alla clientela, al lavoro in generale mettendo in secondo piano la profittabilità di un business. Nella mia vita, vi giuro, è un errore che ho fatto tante volte fino a quando non ho capito che un vero modello di business deve avere una profittabilità ben adeguata all’impegno in termini di ore, sacrifici personali etc.

Noi del “fuori casa”, abbiamo forse un gran difetto, ci nutriamo troppo delle pacche sulla spalla dei clienti, dei complimenti per un piatto ben riuscito, o di un “bravissimo, davvero un bel locale ”.

Oggi voglio dirti una cosa che potrà sembrarti scontata, non si vive di pacche sulla spalla e complimenti fatui: un business, anche piccolo che sia, per essere considerato tale deve portare profitti!

Se oggi dopo solo tre mesi di chiusura non abbiamo più un euro in tasca non è certo colpa del covid-19 le motivazioni vanno ricercate nei bilanci, nella cattiva gestione e nel corso stesso della vita di un attività che ormai magari è già al tramonto!

Non sono contento certo che le aziende chiudano ma, riflettendoci bene, credo che fare analisi in questo periodo sia di fondamentale importanza per fissare magari dei nuovi obiettivi e valutare meglio se è il caso di continuare per la strada che stavamo seguendo.

In parole povere bisognerebbe chiedersi: “ ma è normale avere un’attività in proprio, assumersi rischi, responsabilità e ritrovarsi senza la possibilità di avere una riserva di risparmi funzionale per tre mesi?”

So già che molti daranno la colpa allo stato, alle tasse, al sistema, agli alieni, al 5 g, etc.
Vi garantisco che la colpa è proprio da attribuire a noi stessi e alla nostra miopia, alla pretesa di saper e voler fare tutto da soli, io stesso per questo ho dovuto più volte ricominciare in passato.

Questa pausa forzata spero sia servita a qualcuno per valutare davvero la propria situazione, ma temo che molti si siano giustamente arresi con la convinzione di aver fatto tutto bene e che la colpa della serrata definitiva sia, ovviamente, da imputare a qualcun altro.

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